Esclusive Antonino Avarello (Foto Ivan Benedetto)


Antonino Avarello (Foto Ivan Benedetto)
Pubblicato il 16 luglio, 2021 15:00 | by Michele Balossino

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ESCLUSIVO – Antonino Avarello: “Alla Pro Vercelli dodici stagioni indimenticabili”

PRO VERCELLI INTERVISTA ESCLUSIVA ANTONINO AVARELLO / VERCELLI – Spesso, nel calcio, si ha l’abitudine di focalizzare l’attenzione sui gol segnati dal centravanti, sulle parate del portiere o sulle scelte dell’allenatore per valutare la bontà dei risultati raggiunti da una squadra. Ma nel calcio, perché i giocatori e gli allenatori possano esprimere le loro qualità, è necessaria una grande organizzazione societaria. È il caso della Pro Vercelli, che – dati alla mano – nell’ultimo decennio è stata una società modello da questo punto di vista. Merito di grandi professionisti, come Antonino Avarello che, per ben dodici stagioni, è stato il Segretario Generale delle “Bianche Casacche”. E oggi, poche ore dopo i saluti alla Pro Vercelli per intraprendere una nuova sfida professionale, abbiamo deciso di incontrarlo per riavvolgere il nastro della sua esperienza e per far riemergere i momenti più belli e significativi della sua splendida avventura.

 

PRO VERCELLI, L’INTERVISTA ESCLUSIVA AD ANTONINO AVARELLO

Buongiorno Antonino. Partirei dall’inizio della tua lunga esperienza: come è iniziato tutto? Tutto è iniziato per gioco nel settembre del 2009. La proprietà era quella di Massimo Secondo: in quel momento era la Pro Belvedere, che poi nell’estate del 2010 ha cambiato denominazione sociale ed è diventata Pro Vercelli per via delle inadempienze della precedente gestione. È iniziato tutto per gioco: io avevo già giocato nella Juniores della Pro Belvedere, ero un giovane aggregato. Ho sempre avuto ottimi rapporti con i dirigenti, che erano Massimo Secondo, Fabrizio Rizzi e Giancarlo Romairone. Poi, tramite Michele Secondo, hanno saputo che avrei dovuto fare un percorso per i crediti formativi universitari: sono partito così e, da una breve esperienza da stagista, è diventato un lavoro a tutti gli effetti.

Sono stati dodici anni ricchi di soddisfazioni e di grandi risultati: ti aspettavi di poter raggiungere certi traguardi? Doveva essere un lavoro di due orette inizialmente. Certo, incentrato sui miei studi: numeri, progetti di visibilità e sponsorizzazioni per la Pro Belvedere. Insomma, un lavoro perfetto per uno studente universitario: numeri piccoli, come si può immaginare, e situazioni gestibili. Poi, nel mio percorso, ho incontrato uno dei miei primi maestri, Roberto Quirico: lui, Massimo Secondo, Giancarlo Romairone e, soprattutto, Stefano Bordone hanno avuto il coraggio di credere in me e da lì è nata una situazione divenuta stupenda nel corso degli anni. Con la Pro Vercelli abbiamo raggiunto risultati che sono sotto gli occhi di tutti, non credo ci sia il bisogno di elencarli.

In questo lungo percorso ci sono state tappe significative: quali hai ancora impresse nella tua mente? Sinceramente le ho tutte impresse nella mia mente. Ricordo agosto 2010, quando siamo diventati Pro Vercelli; ricordo il 10 giugno 2012, quando siamo tornati in Serie B: è una data indelebile, anche perché ricordo benissimo come era iniziata la stagione. Pensavamo tutt’altro che essere promossi, ma il grande gruppo in campo e quello fuori dal campo hanno fatto la differenza, portandoci a raggiungere obiettivi incredibili. Ai quali non eravamo preparati. La gente non ci crede, ma noi fino al 10 giugno non avevamo fatto nulla per essere pronti ad affrontare una categoria come la Serie B. Ricordo che quando siamo andati a prendere lo stadio di Piacenza, per giocare le prime gare, fu un blitz: per scaramanzia, non ci eravamo portati avanti su eventuali soluzioni. Nei giorni seguenti, dopo la promozione, ci siamo mossi in maniera instancabile con Stefano Bordone e il Pres per cercare di capire come risolvere la situazione: perché, senza stadio, avremmo fatto poca strada.

(Foto Ivan Benedetto)

Tanti ricordi indelebili, ma anche qualche momento negativo. Ho in mente il primo playoff perso contro la Pro Patria, quella doppia semifinale fu una débâcle; ricordo anche, nella stagione della seconda promozione in Serie B, tutto quello che venne fuori per la partita della Cremonese contro la Virtus Entella; la prima retrocessione al Bentegodi contro l’Hellas Verona e la seconda retrocessione nel 2018. Poi non posso dimenticare gli infortuni di Ronaldo e di Marchi. Insomma, anche alcuni momenti negativi mi sono rimasti impressi.

Se potessi tornare indietro nel tempo, cambieresti qualcosa nella tua esperienza alla Pro Vercelli? Probabilmente no. Se le cose che sono riuscito a fare sono queste, non cambierei davvero nulla. Altrimenti avrei cercato di farle diversamente durante il percorso.

Ci sono dei ringraziamenti che vuoi fare? Prima, parlando dei ricordi positivi, mi sono dimenticato il più bello, che va a riprendere i ringraziamenti e fa capire lo spirito della Pro Vercelli. Nell’annata della prima promozione avevamo fatto un percorso stupendo ed eravamo arrivati a giocarci la semifinale contro il Taranto. Quello è il ricordo più bello, al 94′ del 20 maggio 2012 – quando Espinal segnò dopo che avevamo sbagliato un rigore – ho capito che in B ci saremmo andati noi. Quella settimana è stata stupenda, perché ci siamo trovati in una situazione allucinante che mai avremmo pensato di vivere: quel gol ha cambiato tutto, ci ha dato una forza e una consapevolezza incredibili. Per fare in modo che tutti si sentissero parte integrante del gruppo, decidemmo di prendere un aereo privato e di volare tutti quanti – dal Presidente al terzo magazziniere – a Taranto. Comunque fosse andata, volevamo essere tutti lì: quello è l’emblema di quella promozione in Serie B. Il gruppo è tutto, dentro e fuori dal campo. Quella settimana l’abbiamo vissuta con tensione. Taranto, in quel periodo, era un problema sociale: c’era il problema dell’Ilva e c’erano una serie di situazioni difficili da gestire a livello politico-sociale. Il calcio veniva dopo, ma era la valvola di sfogo per la città. Ricordo benissimo quella trasferta ed è così per tutti quelli che erano con me: è stata pesante, incredibile e allo stesso tempo indimenticabile. Per quanto riguarda i ringraziamenti, devo innanzitutto chiedere scusa a tante persone. Tanta gente ha avuto grande pazienza con me: un po’ per il ruolo, un po’ perché sbagliavo io, ho risposto male e ho tenuto lontane alcune persone. Un grazie va a tutti quelli che hanno lavorato con me, all’Amministrazione, a chi mi ha formato negli anni, a Stefano Bordone che non è stato solo un collega ma molto di più, al Presidente Massimo Secondo che ha creduto in me, a Jose Saggia e a tutti i componenti dello staff dirigenziale che, a loro insaputa, mi hanno sempre lasciato qualcosa. Poi ringrazio Giancarlo Romairone e Massimo Varini, cha hanno avuto la pazienza di lavorare con me. Tutti quelli che sono passati nel Settore Giovanile, tutti i colleghi, i magazzinieri. Davide Poletto, Massimiliano Scaglia, Andrea Fabbrini. Da Sandrino il magazziniere a Enrico Buratta, Vittorio Tagliabue che è sempre stata una valvola di sfogo. E nulla sarebbe stato possibile senza il supporto e la sopportazione di Stefano Murante, Matteo Cagliano e Vincenzo La Marca. Insomma, ringrazio tutti coloro che hanno condiviso questi fantastici anni con me! Grazie a chi mi ha supportato e sopportato. Infine, devo chiedere scusa alla mia famiglia. Da fuori non sembra, ma stare dietro alla Pro Vercelli è un impegno notevole: si mettono a repentaglio gli equilibri familiari, ma non si può farne a meno. Chiedo scusa e dico grazie ai miei cari, in particolare ai miei figli che hanno subito la crescita positiva della Pro Vercelli.

E ora pronto per una nuova avventura. Sì, ho iniziato la mia nuova esperienza alla Feralpisalò, in un ambiente molto simile a quello che ho lasciato. La Società ha delle ottime possibilità e ambizioni, con una gestione familiare come quella della Pro Vercelli. Ricoprirò lo stesso ruolo anche in questa nuova esperienza.

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