Esclusive Simone Moschin (Foto Ivan Benedetto)


Simone Moschin (Foto Ivan Benedetto)
Pubblicato il 7 maggio, 2020 10:45 | by Michele Balossino

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ESCLUSIVO – Pro Vercelli, Moschin: “Vi racconto la mia quarantena, tra calcio e musica”

PRO VERCELLI INTERVISTA ESCLUSIVA SIMONE MOSCHIN / VERCELLI – In attesa di conoscere le decisioni ufficiali sul destino dei campionati, abbiamo contattato Simone Moschin che – in esclusiva – ci ha fatto il punto della situazione in casa Pro Vercelli. Ecco, dunque, le dichiarazioni del portiere delle “Bianche Casacche”, con il quale abbiamo parlato dell’eventuale ripresa dei campionati, di allenamenti a distanza, della stagione attuale e del suo passato musicale.

 

PRO VERCELLI, L’INTERVISTA ESCLUSIVA A SIMONE MOSCHIN

Simone, innanzitutto come stai e come stai trascorrendo questo periodo lontano dalla tua quotidianità fatta di allenamenti e partite? Sto abbastanza bene, per quanto si può in questo periodo complicato. Essendo tornato a casa mia, in provincia di Treviso, riesco ad allenarmi bene perché ho un giardino grande e mi alleno tutti i giorni. Per noi portieri, non dovendo correre molto, è più semplice svolgere bene i nostri lavori di forza: poi ho anche la fortuna di avere un papà preparatore dei portieri, quindi riesco a fare degli allenamenti con la palla che sono molto importanti.

Oltre agli allenamenti individuali, in settimana avete sedute telematiche con la squadra e lo staff: come sono organizzate le sedute di allenamento a distanza? In settimana ci colleghiamo tutti insieme attraverso un’applicazione e il preparatore atletico ci illustra l’allenamento, che svolgiamo in video-chat: ci alleniamo con il telefono, è una situazione un po’ strana; ma visto che abbiamo la fortuna di avere questi mezzi, li sfruttiamo al massimo.

Si parla molto di una eventuale ripresa dei campionati, soprattutto per quanto riguarda la Serie A. In attesa di capire cosa si deciderà sulle sorti del campionato di Lega Pro, a tuo avviso quanto tempo dovrebbe passare affinché i giocatori possano ritrovare una condizione tale da poter affrontare tante partite ravvicinate, dopo due mesi di stop? Fino a due o tre settimane fa, che avevo molte più speranze che si potesse tornare a giocare, dicevo sempre ai miei compagni di non preoccuparsi per la condizione fisica, perché saremmo ripartiti tutti allo stesso livello, non ci sono squadre più avanti o indietro. Poi è chiaro che da non giocare mai a giocare ogni tre giorni diventa tosta, servirebbero più cambi e ci sarebbe spazio per tutti. Già l’anno scorso, con i numerosi recuperi, abbiamo visto quanto sia difficile giocare ogni tre giorni, pur essendo abituati. Quest’anno non lo siamo, sarebbe ancora più dura. Ma, partendo tutti dalla stessa situazione, non ci sarebbero grossi problemi. Poi chiaro, il Monza ha due squadre e farebbe sicuramente meno fatica.

Saresti favorevole a riprendere il campionato, se ci fossero tutte le condizioni di sicurezza? O forse sarebbe meglio pensare già alla prossima stagione? Sinceramente non ci ho mai pensato, perché come Serie C non è semplice attuare i protocolli medico-sanitari richiesti per ripartire. Ma, se ci dovessero essere tutte le condizioni di sicurezza e non ci fossero rischi per la salute di nessuno, sarei favorevole alla ripresa. È il nostro lavoro e così si darebbe un segnale forte sul ritorno alla normalità.

Parliamo un po’ della stagione della Pro Vercelli: una squadra molto giovane, che però stava disputando un buon campionato. Sei d’accordo se ti dico che la stagione si è fermata nel momento migliore, nonostante l’ultima sfortunata sconfitta di Crema? Personalmente non sono d’accordo; è sempre troppo facile dire, quando ci si ferma, che si stava attraversando il momento migliore della stagione. Si può dirlo, per esempio, della Giana Erminio che stava andando molto forte nelle ultime settimane. Noi eravamo reduci da due vittorie consecutive in due partite giocate bene contro Gozzano e Pontedera, ma comunque nell’ultima sfida abbiamo perso a Crema contro la Pergolettese; nel corso del campionato c’erano già state situazioni simili: penso a quando abbiamo vinto il derby a Novara, quando abbiamo espugnato Como. Noi stavamo facendo il nostro campionato, in linea con le aspettative di inizio stagione. Se avessimo dato continuità alle prestazioni offerte nelle ultime partite, avremmo potuto sperare nei playoff: sarebbe stato molto bello, perché non era tra i nostri obiettivi programmati.

Se dovessi raccontare la Pro Vercelli di quest’anno a qualcuno che non la conosce, quale partita gli consiglieresti di rivedere? E perché? La vittoria di Como è stata sicuramente fondamentale, ma non indicherei quella: perché nel primo tempo eravamo avanti 3-0, una cosa mai successa prima. Direi il derby con il Novara; in stagione non abbiamo mai segnato tanto, ma neanche subito: mi aspettavo un’annata in cui mi arrivassero più tiri, ma dietro avevamo una buona solidità. In quella partita siamo stati molto bravi a non concedere quasi nulla agli avversari, non ho dovuto fare grosse parate. E poi abbiamo segnato con Comi dopo pochi secondi, tenendo per tutta la partita il vantaggio davanti ad un pubblico importante come quello di Novara. È stata una prova di grande coraggio, sacrificio e forza. Ecco, quella partita è l’icona della nostra stagione.

Sempre a proposito di partite, ce n’è una che vorresti rigiocare? Per cambiarne l’esito, sicuramente la partita d’andata con il Gozzano: venivamo dalla sconfitta di misura contro la corazzata Monza, in cui tutti ci avevano fatto i complimenti per la prestazione; eravamo superiori al Gozzano, ma abbiamo perso in casa e io ho preso un gol brutto, su un tiro non irresistibile. Vorrei rigiocarla perché abbiamo perso su un episodio, non mi è ancora andata giù. Di belle, invece, mi piacerebbe rigiocare e rivivere le emozioni del derby con il Novara, la partita di Como e la vittoria in casa contro l’Albinoleffe, una squadra forte e ben costruita. Senza dimenticare il pareggio di Busto Arsizio con la Pro Patria: diciamo che abbiamo giocato delle belle partite quest’anno.

In questa quarantena abbiamo scoperto che, oltre ad un ottimo portiere, te la cavi molto bene anche con la musica. Ci racconti la tua passione per la batteria? Questa passione nasce molto presto, insieme a quella per il calcio: ho iniziato a giocare a calcio e a seguire le lezioni di batteria contemporaneamente. Dai sei ai dodici anni ho seguito lezioni di musica; ho avuto anche una band, gli “Smoking Blues”, e la possibilità di esibirmi davanti a tante persone: avevamo la fortuna di avere un cantante, tuttora professionista, che all’epoca era ad X-Factor, Enrico Nadai. Con la sua presenza, ai nostri concerti c’erano più di duemila persone. Ho avuto questa parentesi musicale, una grandissima passione che mi porto dietro ancora oggi. Poi, a quattordici anni, sono partito da casa per giocare a calcio e ho dovuto mollare tutto. Ma questa quarantena, se non altro, mi ha permesso di rispolverare quella passione e di tornare ad esercitarmi. Sono fortunato ad avere ancora a casa la mia batteria, così passo le mie giornate tra calcio e musica.

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