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Alberto Gilardino
Pubblicato il 11 luglio, 2019 23:10 | by Michele Balossino

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Pro Vercelli, Gilardino si presenta: “Non vedo l’ora di incominciare”

PRO VERCELLI GILARDINO CONFERENZA PRESENTAZIONE / VERCELLI – Dopo l’annuncio del suo ingaggio arrivato nella giornata di ieri, mister Alberto Gilardino è stato ufficialmente presentato come nuovo allenatore della Pro Vercelli. Ecco le sue prime dichiarazioni, raccolte in conferenza stampa allo stadio “Silvio Piola”.

 

PRO VERCELLI, LA PRESENTAZIONE DI ALBERTO GILARDINO

MASSIMO SECONDO

L’idea è nata qualche settimana fa, ma ci abbiamo pensato poco. Fin da subito ha dimostrato grande voglia di mettersi in gioco e siamo orgogliosi di avere un Campione del Mondo in panchina. Ultimamente l’avevamo affrontato anche da avversario nello Spezia, e di quelle due partite non abbiamo un bel ricordo perché furono due sconfitte. Agli inizi della sua carriera, mi raccontavano amici che lui passava le vacanze ad allenarsi invece di andare al mare: sacrifici ripagati, non a caso è diventato Campione del Mondo. Gilardino è un esempio per i più giovani. Il mister è all’esordio tra i professionisti, dovremo supportarlo: anche se ha grande esperienza da calciatore, gli sarà utile. Spero che la gente si appassioni alla squadra che a fine mercato avremo costruito. La presenza di Alberto sarà determinante per trascinare il pubblico, attraverso le prestazioni della squadra. L’importante è uscire al 90′ avendo dato tutto, poi se verrà il risultato saremo contenti. Non sono un Presidente dai grandi proclami: abbiamo fatto anni di Serie B e anni da protagonisti in Serie C. L’obiettivo è chiaro: giovani da valorizzare che ci portino alla salvezza. Con alcuni giocatori esperti. L’entusiasmo arriverà. Non arriveranno grandi nomi, che tra l’altro non ci hanno mai portato fortuna in questi anni. Le cose migliori le hanno fatte i giovani, a parte Mammarella che però aveva lo spirito di un ventenne. Sfrutto l’occasione per ringraziare ancora Umberto Germano: c’era alla prima promozione in Serie B ed è andato via quest’anno. Ha lasciato il cuore a Vercelli, spero possa riconquistare la Serie B. Tiferemo sempre per lui, a parte due partite se sarà nel nostro girone. Sono stato chiaro con Alberto, con voi e con la piazza: la volontà di cedere c’è, però voglio trovare un gruppo che dia garanzie. Ma fino ad un minuto prima di firmare la cessione, darò sempre il massimo sostegno alla squadra e all’allenatore. Non dobbiamo chiedere cose straordinarie, se poi verranno saremo contenti. Sono certo che ci toglieremo anche quest’anno delle soddisfazioni, che ci sia io o che ci sia qualcun altro.

 

ALBERTO GILARDINO

Venti giorni fa ho avuto l’occasione di parlare per la prima volta con il Direttore, è stato subito molto schietto e limpido. Si è subito creato un buon rapporto, la sua figura ha fatto in modo che dicessi subito di sì. La stessa cosa è avvenuta quando ho incontrato il Presidente: mi ha confermato quello che sapete più o meno tutti. Per me è un’opportunità molto importante, perché la Pro Vercelli è una società molto blasonata e per il passato di questa società. Poi è giusto per la mia carriera fare passi importanti, ma sempre uno alla volta: mi ritengo fortunato di essere qui, arrivo con grande entusiasmo e grande voglia di iniziare. Non vedo l’ora di cominciare: in questi giorni si parla tanto, ma alla fine a parlare deve essere il campo. Questione societaria? Magari dopo un mese faremo cambiare idea al Presidente (ride, ndr.), riportando un po’ di entusiasmo: scherzi a parte, dovremo essere bravi a costruire una squadra giovane con una certa identità e una certa cultura del lavoro; questo è fondamentale e lo chiederò fin da subito ai ragazzi. Stimolerò i ragazzi fin dal primo giorno. Sarà una squadra giovane, speriamo con qualche tassello di esperienza perché è giusto averli in un campionato del genere. Per quanto riguarda il mio passaggio dal campo alla panchina sono stato bravo e fortunato: bravo perché ho colto subito l’opportunità di lavorare in campo e fortunato perché, lavorando subito in campo, ho sentito poco il passaggio da giocatore ad allenatore rispetto ad altri miei colleghi. Con i giovani ci vuole il giusto tempo, vanno aspettati per la metodologia di lavoro e per quello che si vorrà chiedere alla squadra. Troveremo avversari esperti come Tavano, Maccarone, Mammarella: sono metodologie di creare squadre in maniera diversa. Qui si creerà una squadra giovane, è giusto che la gente lo sappia e che i tifosi vengano allo stadio con la consapevolezza di vedere una squadra giovane che sopperisca alla mancanza di esperienza con ardore, furore, grinta e sudore. I tifosi della Pro Vercelli chiedono questo: me lo ricordo dagli anni ’90, quando con mio padre venivo allo stadio a vedere le partite. Giovani? In Italia sta cambiando la realtà, se sono bravi i giovani devono trovare spazio: deve solo essere chiaro che devono avere più tempo e la possibilità di sbagliare. Cosa porto della mia esperienza da calciatore? Più che sulla panchina porto le cose in campo, la domenica in panchina si porterà quanto fatto durante il lavoro settimanale. Anche in questa categoria a fare la differenza sono i dettagli, non bisogna dare nulla per scontato e si deve lavorare ogni giorno per migliorare ogni singolo aspetto. Le vittorie non si possono promettere, ma quello che posso garantire è che la squadra lotterà su ogni pallone ogni domenica. Modelli? Ho avuto tanti bravi allenatori, quindi farei fatica a dirne uno in particolare. Ho apprezzato il furore agonistico di Gasperini, la serenità e la tranquillità nel proporre le cose di Prandelli, Lippi e Ancelotti, la metodologia di lavoro di Pioli e Mihajlovic. Ne ho avuti tanti, ma ognuno mi ha lasciato qualcosa. Il mio credo calcistico? Bisogna valutare le caratteristiche dei giocatori nei primi 15-20 giorni di ritiro, per poi modellare la squadra tatticamente e fare in modo che la squadra indossi l’abito migliore. Siamo un gruppo importante, giorno dopo giorno valuteremo insieme al Direttore chi farà parte della rosa. Anche tenendo in considerazione chi chiederò di partire perché ha richieste o perché qui non ha spazio. Braghin? Siamo entrambi di Cossato: io sono andato via di casa a 13 anni, ma i miei genitori vivono ancora lì. Per avere esperienza se uno non inizia non potrà mai averne, ma con il lavoro e lo studio si può sopperire alla poca esperienza. Nel calcio c’è poca pazienza con gli allenatori? Dipende anche che allenatore sei. Sarri ad Empoli ha avuto un inizio difficile, ma grazie al supporto e alla fiducia della società ha fatto quello che ha fatto. Lo stesso vale per Giampaolo, che ha vissuto stagioni non esaltanti ma ora è al Milan. Se uno ha qualità morali e tecnico-tattiche, alla fine arriva a certi livelli: questa è la mia idea. Si dice che le squadre che vincono sono quelle che prendono pochi gol: bisogna sicuramente costruire una squadra che abbia un’impronta difensiva importante, ma avere un attaccante che risolve le partite in questa categoria è fondamentale. Per quanto mi riguarda, ho azzerato molto della mia vita passata: per fare questo lavoro, devi farlo assolutamente. Portarsi dietro i ricordi non porta a nulla, io parlo pochissimo della mia vita passata. Sono diventato molto freddo su questo punto di vista. A Vercelli c’è un’aria particolare: forse sono gli scudetti vinti, il passato glorioso di questa società, l’aria che si respira in questo stadio. Ho scelto la Pro Vercelli perché è un’opportunità importante e farò di tutto perché le cose vadano bene. L’obiettivo è la salvezza, poi vedremo. Non ho ancora visitato la città, perché lavoriamo molte ore per preparare il ritiro e fare in modo che sia tutto pronto per l’arrivo dei ragazzi. Domani mattina e sabato mattina faremo un allenamento con i ragazzi più giovani, più i giovani che già l’anno scorso hanno fatto bene in Serie C come Sangiorgi, Iezzi, Mal e De Marino. Poi il primo allenamento con tutta la rosa sarà martedì 16 luglio alle 18. Da mercoledì faremo sempre doppie sedute allo stadio. In stagione faremo allenamenti a porte aperte, più gente viene e meglio è perché porta entusiasmo. Serviranno tanta corsa e gamba, con giocatori che sappiano fare le due fasi in modo concreto. Quest’anno ho visto la Pro Vercelli in un paio di occasioni, aveva giocatori di ottimo livello. Nella vita uno deve provare a rischiare; prima di accettare la Pro Vercelli qualche dubbio ce l’ho avuto, ma la passione e la voglia vanno oltre ogni cosa: quindi ringrazio la società per avermi dato questa occasione che colgo con grande entusiasmo. Nello staff ho portato come vice Gaetano Caridi, che aveva giocato cinque mesi qui nel 2012 in Serie B: è una persona umile, con grande voglia di lavorare. L’ho avuto come calciatore l’anno scorso e si è subito instaurato un ottimo feeling. Poi comunicheremo lo staff completo. Dobbiamo cercare sul campo, attraverso le prestazioni, di far riavvicinare la gente allo stadio. La Pro Vercelli dovrà sempre giocare con la giusta cattiveria e il giusto ardore per riportare entusiasmo tra i tifosi. Nel 2004 ho vinto il Premio Piola, la Pro Vercelli era nel mio destino.

 

JOSE SAGGIA

I nostri giovani sono bravi, alcuni lo hanno già dimostrato nel corso della passata stagione; però hanno bisogno del supporto della città e dei tifosi: speriamo sia l’inizio di una nuova pagina entusiasmante nella storia della Pro Vercelli.

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